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La felicità è un computer spento.

La felicità è un computer spento: parola di Eric Schmidt. Il CEO di Google ha consigliato agli studenti dell’Università di Pennsylvania di “premere il pulsante off” dei loro laptop: solo così si accorgeranno delle persone che gravitano attorno a loro, solo così riscopriranno la vita.
Sotto un cielo grigio come il clima economico in cui gli allievi di uno dei più prestigiosi atenei d’America affrontano il mercato del lavoro, il capo del più grande motore di ricerca del mondo ha argomentato che i rapporti umani sono la chiave della felicità e non c’é Second Life, Facebook o Twitter che tenga: “Spegnete i computer, spegnete il cellulare, guardate la gente che vi circonda e scoprirete che gli esseri umani sono la cosa più importante nella vita”, ha detto il Ceo del colosso californiano dell’informatica: “Niente batte la felicità di tener per mano un nipotino quando fa i primi passi”.
Schmidt ha parlato a circa 6.000 neolaureati di una università che per decenni ha sfornato i ‘padroni dell’universò: tra gli ex alunni della sua business school (Wharton) che il Financial Times ha classificato come la migliore del mondo ci sono miliardari (20 dell’ultima lista di Forbes) e capitani di industria.
Agli studenti della classe 2009, uno dei quali, alla fine della cerimonia, è salito sul palco con il classico ‘tocco’ dell’uniforme di laurea su cui era scritto “Hire me” (assumetemi) a caratteri cubitali, il numero uno di Google ha ricordato che i tempi di crisi sono anche momenti di grandi innovazioni: “I Rice Krispies e le lattine di birra sono nati durante la Grande Depressione: invenzioni senza le quali non sareste sopravvissuti a quattro anni di college”.
Che i rapporti umani siano la chiave della felicità è una tesi che ha trovato nuova vita nell’America in recessione: proprio in questi giorni si parla molto di uno studio dello psicologo di Harvard George Vaillant condotto tra 268 laureati dell’ateneo di Cambridge dagli anni della Grande Depressione. Obiettivo dell’Harvard Study of Adult Human Development era scoprire cosa fa vivere a lungo una buona vita: la conclusione, analizzata in un saggio sull’ultimo numero della rivista Atlantic, è che “l’unica cosa che importa veramente nella vita sono le relazioni con altre persone”.
Un punto su cui il Ceo di Google si è detto d’accordo: “E’ possibile passare un’intera vita dentro a un computer ma la vera vita sono le persone attorno a voi, sono i vostri compagni di strada. Non di Blackberry o di iPhone. Il nostro obiettivo è tenervi sempre più attaccati, ma siete voi che sapete dov’é l’interruttore per spegnere”. (ANSA).

Via Alessandra Baldini su Ansa

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